Calimera è un comune di 7.320 abitanti della regione Puglia in provincia di Lecce, il secondo centro più popoloso della Grecìa Salentina, area ellenofona dalla caratteristica lingua di origine greca, il griko, di cui attualmente presiede il consorzio.
Monumenti
Chiesa Parrocchiale (dedicata a San Brizio)
È un ampio edificio a navata unica sorto nel XVII secolo sulle rovine di un tempio più antico a due navate, situato nella centrale Piazza del Sole.
Ha prospetto rettangolare e l’interno a croce latina con nove altari, alcuni dei quali dotati di tele di valore, come il primo a destra, della Madonna della Misericordia, che propone un’inedita Madonna gravida, il cui dipinto viene attribuito al Catalano.
L’altare del braccio sinistro della croce latina ha una nicchia con l’immagine di San Brizio, protettore del paese. Alcune botole danno accesso a tombe sotterranee. Alle spalle della chiesa sorge un massiccio campanile a quattro piani.
Via Costantini (giàVicolo de li Sette Dolori)
Il tratto iniziale provenendo da Piazza del Sole presenta interessanti esempi di edilizia sei/settecentesca.
Nel vico S. Vito è possibile osservare la caratteristica gerarchia degli spazi che si snodano fra strada, spazio semipubblico e spazio privato. Al n. 41, la casa a corte bassa è un esempio di dimora contadina povera.
Al n 52, in un’altra casa a corte, è ospitata la “Casa-museo della CiviltàContadina e della Cultura Grika”, allestita dal Circolo Culturale Ghetonìa nel 2003.
Gli oggetti della cultura materiale sono esposti in ambienti organizzati a tema (cucina, casa, campagna, tradizioni e artigianato, storia, architettura e archeologia); brani di musica tradizionale grika accompagnano i visitatori nei vari ambienti.
Possono inoltre essere consultate la biblioteca (comprende circa 4000 volumi specializzati nella Grecìa Salentina e nel Salento, tesi di laurea, corrispondenza fra studiosi), emeroteca (con circa 14000 articoli catalogati, riguardanti l’area ellenofona), materiali multimediali (videocassette, cd e cd-rom, dvd).
Presso la struttura si svolgono progetti di Servizio Civile Nazionale, Tirocini formativi universitari, ricerche per l’elaborazione di tesi di laurea e di dottorato, indagini e studi sul territorio greco-salentino.
Via Montinari (giàVicolo del Carmine)
La via Montinari è l’asse viario pi√π importante del centro. Si incontra la chiesa di S. Antonio accanto alla quale un tempo sorgeva un ‘hospitale’ che accoglieva i pellegrini e la gente di passaggio. La chiesa ha un originale e armonico prospetto ma, nell’interno, sono evidenti i rifacimenti subiti negli ultimi secoli. Alcuni anni fa sono stati eseguiti dei lavori di restauro e, nell’occasione, il prospetto è stato arretrato, conservando però intatte le sue linee. Durante tali lavori è stata scoperta, nel centro del pavimento, una sepoltura con i resti del sacerdote Marino Licci, Plebanus VI Latinus, che volle lì essere sepolto.
La strada presenta inoltre delle belle corti, come quella di S. Calimero e di S. Paolo. Molte delle case a corte di Calimera sono dotate di vano antistante, il sappuèrtu, che serviva come deposito degli attrezzi e ricovero degli animali.
A metàdel percorso vi è una Piazza con il monumento ai Caduti. Originariamente collocato in Piazza del Sole, il bronzo, collocato su di un alto piedistallo in marmo di Carrara, sul quale sono stati incisi i nomi dei caduti calimeresi nelle ultime guerre, rappresenta la Vittoria ed è opera del Bortone, artista ruffanese.
Superando Piazza dei Caduti, si trova la cappella del Carmine con un antico soffitto a capriate: sulla finestra è riportata la data 1577. Accanto, il bel portale di palazzo Montinari, che pare fu la residenza dell’ultimo protopap√°s di rito greco, Sigismondo De Matteis, morto nel 1621.
Via Mayro (giàVicolo de la Concezione)
Su via Mayro al n. 51, c’è il palazzo Murrone, con un nucleo del 1600. Quasi di fronte, al n. 46, si trova la casa natale dell’ellenista Vito Domenico Palumbo.
Sempre in via Mayro incontriamo la corte e la cappella del Crocifisso del 1698. La volta è tutta affrescata con l’immagine dello spirito Santo al centro e dei quattro evangelisti. Il grande Crocifisso ligneo è del Seicento, attribuito a Placido Buffelli.
Chiesa dell’Immacolata
È la seconda, per grandezza, dopo la Chiesa Parrocchiale. È del 1636 e sorge in una piazzetta oggi intestata al Giudice Costituzionale Francesco Pantaleo Gabrieli.
Negli ultimi anni ha subito radicali mutamenti, come lo smantellamento del coro ligneo e la sostituzione del pavimento maiolicato.
Chiesa della Madonna di Costantinopoli
Negli anni ‘70 la chiesetta è stata abbattuta per l’edificazione di uno stabile, all’interno del quale si conserva, in un vano apposito, un affresco di scuola bizantina, datato 1603, dedicato alla Madonna di Costantinopoli.
L’affresco testimonia la convivenza del rito greco e di quello latino nella rappresentazione pittorica degli abiti talari dei due vescovi effigiati, l’occidentale S. Eligio e l’orientale S. Elia.
Chiesa di S. Vito
È una chiesetta di campagna ubicata ad est del Cimitero, in prossimitàdell’ingresso dell’antico Bosco di Calimera. Ha un’unica navata, e la peculiaritàche nel suo centro sporge dal pavimento un megalito calcareo di epoca precristiana con un foro nel mezzo (men-an-tol, ovvero pietra forata).
La tradizione vuole che nel giorno di Pasquetta la gente passi attraverso il foro per purificarsi. Si fa risalire quest’uso ai riti propiziatori della fertilità. Tutti gli anni, in una festa di primavera tra il verde degli ulivi, in questa piccola e isolata cappella il rito si ripete. Il sasso conserva ancor oggi, nella parte superiore, un po’ di intonaco con tracce di un affresco con l’effigie di San Vito Martire.
Giardini pubblici
I giardini pubblici di Calimera si trovano alla fine di via Montinari. Raccontano le vicende calimeresi dell’etnia dalle due lingue e dell’impegno al recupero di un’identitàsociale che, con la modernizzazione, ha rischiato di scomparire totalmente.
Tra i busti di Vito Domenico Palumbo, del De Santis e del Gabrieli, spicca la giàcitata Stele marmorea del IV secolo a.C., donata dalla cittàdi Atene a Calimera nel 1960 (nel 1957, l’allora Sindaco di Calimera, Giannino Aprile, aveva indirizzato al Sindaco di Atene una lettera chiedendo un avanzo architettonico o, almeno, un sasso dell’Acropoli come simbolo della comune origine e di un’ideale continuitàdi rapporti: la sua lettera fu pubblicata in molti quotidiani di Atene).
La Stele è in puro marmo attico e proviene dal Museo Nazionale di Atene. Reca incise le parole “Patroclia di Proclide da Atmon”, localitàpresso Marussi, nei sobborghi di Atene, dove venne rinvenuta.
La Stele, di fattura perfetta, con un bassorilievo rappresentante il Saluto di Patroclia, è sormontata da una palmetta ed è ornata di fiori simboleggianti la serenitàrassegnata della morte.
È uno dei migliori esemplari di monumenti funebri conosciuti: per la sua perfetta armonia incanta chi la guarda anche se il bassorilievo centrale è un po’ corroso dal tempo e il fusto, rotto trasversalmente, è saldato.
È sistemata in un’edicola in pietra viva di Soleto, sul cui timpano è inciso “Zeni s√π en ise ett√π ‘sti Kalimera”, “Straniera tu non sei qui a Calimera”, verso tratto dall’omonima poesia di Ernesto Aprile.
Dolmen Placa
Nei dintorni di Calimera si trovano numerosi monumenti megalitici, fra cui i dolmen, monumenti sepolcrali costituiti da tre o pi√π lastre conficcate nel suolo e sormontate da un’altra lastra di dimensioni maggiori, poggiante sulle prime.
A 3 km dal paese, sulla strada che porta a Melendugno, addentrato di un chilometro sulla destra, si trova il famoso Dolmen Placa, scoperto da Cosimo De Giorgi.
Museo di Storia Naturale del Salento
Situato al civico 95 di via Europa, comprende le sezioni di Mineralogia, Paleontologia, Ornitologia, Entomologia, Malacologia, Teratologia; ospita inoltre acquari e terrari nei quali sono raccolte diverse varietàdi anfibi e rettili.
Presso la stessa sede ha luogo l’Osservatorio Faunistico della Provincia di Lecce, centro di accoglienza per animali selvatici, feriti o debilitati, che una volta guariti vengono reintrodotti in natura;si tratta anche di un centro di affidamento permanente per gli animali esotici abbandonati che non possono essere reintrodotti in habitat naturale. L’Osservatorio è dotato di numerose voliere esterne in cui sono ricoverati gli animali in cura o in affidamento.
Interventi particolari sono stati fatti negli ultimi anni per la riproduzione e la reintroduzione delle testuggini terrestri, nonché per il recupero e la cura delle tartarughe marine in difficoltàin collaborazione con la Stazione Zoologica “Anton Dohrn”.
[Fonte: wikipedia]
