Corigliano d’Otranto è un comune di 5.841 abitanti del Salento in provincia di Lecce.
Fa parte della Grecìa Salentina, isola linguistica in cui si parla un’antica lingua di derivazione greca, il griko.
In questo idioma la cittàè detta Koriana, in dialetto salentino Curiànu.
Il Castello de’ Monti
Il cuore pulsante del paese.
Per ogni coriglianese è l’elemento pi√π rappresentativo della propria identitàstorica.
Attestato sul versante sud-est dell’antica cerchia muraria, il Castello di Corigliano rappresenta, secondo le parole di G. Bacile di Castiglione, il ¬´pi√π bel monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d’Otranto», ed è sicuramente il modello pi√π compiuto del trapasso dalle torri quadre a quelle rotonde: il castello ha infatti impianto quadrangolare con quattro torri angolari a base scarpata e a tre livelli di fuoco, circondato da un profondo fossato.
Di impianto medievale, il castello fu radicalmente ristrutturato e ampliato tra il 1514 e il 1519 da Giovan Battista de’ Monti che lo adeguò alle esigenze belliche ed ai princìpi dell’arte militare del tempo avvalendosi di maestranze locali.
E’ interamente circondato da un fossato e si sviluppa su una pianta quadrata ai cui angoli si innestano quattro poderosi torrioni circolari; a questi era affidata la maggiore efficacia dell’intero sistema difensivo, come denotano le numerose cannoniere che si aprono lungo i fianchi in corrispondenza delle casematte interne disposte a piano terra ed a primo piano.
Ogni torrione presenta l’araldica dei de’ Monti accompagnata dalle raffigurazioni allegoriche delle quattro virt√π cardinali e dai bassorilievi di altrettanti Santi sotto la cui protezione è posto ciascun torrione.
Guardando la facciata principale, il torrione a sinistra è intitolato a S. Michele la cui effigie è affiancata dall’allegoria della fortezza; il torrione a destra è intitolato a Sant’Antonio Abate al quale è affiancata, anche se ormai praticamente cancellata per l’erosione del materiale lapideo, l’allegoria della temperanza.
Gli altri torrioni sono intitolati a San Giorgio e a San Giovanni Battista, ai cui bassorilievi sono associate, rispettivamente, le raffigurazioni allegoriche della prudenza e della giustizia.
Venuta meno l’originaria funzione difensiva che sicuramente restò di primaria importanza per tutto il Cinquecento, alla metàdel Seicento il castello fu adattato, secondo la moda del tempo, ad esigenze estetiche e di rappresentativitàdella famiglia del feudatario.
Infatti, il duca Francesco Trane, appartenente alla famiglia feudataria che nel 1651 aveva acquisito il feudo dall’ultimo dei de’ Monti, nel 1667 ingentilì l’austero edificio militare facendo costruire una nuova facciata, sovrapposta alla preesistente, sulla quale schierò una serie di statue allegoriche accompagnate da iscrizioni celebrative e dai busti dei grandi condottieri del passato; al centro fece porre la sua statua affiancata dalle allegorie della giustizia e della carità.
La targa epigrafica posta ai suoi piedi ci informa sulle sue doti e sui suoi titoli nobiliari: “PONDERAT HEC CULPAS HEC EXIBET UBERA NATIS / HIC ASTREA MICANS HINC PELICANUS AMANS / FRANCISCUS TRANUS BARO TUTINI AC DOMINUS / STATUS COROLIANI CASTRUM HOC EXORNANDUM CURAVIT 1667″ (”questa giudica i misfatti, quest’altra porge le mammelle ai figlioletti; da un lato la splendente Astrea, dall’altro l’amorevole Pellicano; Francesco Trane barone di Tutino e signore dello Stato di Corigliano si prese cura di abbellire questo castello nel 1667″).
Dotò pure la nuova facciata principale di un balcone a sbalzo delimitato da un’elegante balaustra in pietra leccese riccamente decorata da fregi, animali fantastici e motivi floreali al centro dei quali fece incastonare l’arme del proprio casato.
La facciata barocca posta in corrispondenza del ponte d’accesso è opera del 1667 di maestranze locali dirette dal mastro coriglianese Francesco Manuli.
L’Arco Lucchetti
L’antichissimo portale noto come Arco Lucchetti, sito in Vico Freddo, delimita l’ingresso di un cortile ed è costituito da tre elementi monolitici in pietra leccese: un architrave a sesto ribassato ben conservato e due piedritti corrosi nella metàinferiore. La ricca decorazione del portale occupa interamente la superficie frontale e quella di intradosso dell’arcata.
Fu realizzato nel 1497 dal proprietario del caseggiato, mastro Nicola Robi, che ne fu anche l’artefice, così come egli stesso dichiara in una delle iscrizioni che vi sono incise. L’intera decorazione dell’arco si rifàa modelli medievali.
L’arco immette all’interno di una corte nella quale si intravedono iscrizioni latine cinquecentesche incise sugli architravi delle porte.
La Torre dell’orologio
Situata in Piazza San Nicola, la Torre dell’orologio civico a tre ordini, evidenziati da cornici marcapiano, al termine dei quali si imposta un piccolo campanile a vela, è sicuramente uno dei monumenti pi√π caratteristici del paese.
La decorazione evidenzia le modifiche subite nel tempo attestate anche dalle iscrizioni latine dalle quali si scopre che l’antica struttura fu ricostruita nel 1644 e modificata nel 1770; le iscrizioni che ricordano i lavori eseguiti nel 1644 furono composte dal letterato di Corigliano Andrea Peschiulli.
Come vuole la tradizione, vi fu sistemato “un grande orologio di ferro” che i coriglianesi sottrassero ai turchi allorquando, nel 1632, al comando del loro feudatario Giorgio de’ Monti, li vinsero a Castro liberando la cittàda essi occupata.
Palazzo Comi
In Piazza San Nicola si affaccia, insieme ad altri episodi di edilizia minore, l’elegante mole di Palazzo Comi, un alto fabbricato a due piani costruito nel 1755 e che a piano terra ingloba alcune residue strutture di preesistenti edifici.
L’ingresso principale del palazzo è in corrispondenza del grande portale bugnato lungo la via Moncenisio. Per la strutturazione dei volumi e per l’ornato delle facciate costituisce un significativo esempio di architettura civile settecentesca con evidenti richiami di tipo classico nell’impostazione delle facciate.
Sulla facciata principale gli ornati della falsa bifora del balcone superiore e quelli della soprastante nicchia in cui è collocata la statua dell’Immacolata sono riferibili ai coriglianesi Gaetano e Orazio Carrone.
Nei locali a piano terra si conserva il frammento di un’iscrizione a caratteri greci che è una delle poche testimonianze del passato bizantino di Corigliano rimaste nel paese.
Palazzo Peschiulli
Il Palazzo Peschiulli, del 1781, prende il nome da un’antica famiglia coriglianese. In esso, secondo la tradizione, domiciliava abitualmente l’archimandrita di tutti i salentini di rito greco. Alla famiglia Peschiulli appartenne il poeta Andrea (1601 - Roma 1691), del quale si conservano numerosi componimenti poetici (per ulteriori informazioni consulta la voce Andrea Peschiulli). Al suo interno il palazzo ingloba alcune strutture di preesistenti costruzioni cinque e seicentesche. A destra della facciata del palazzo, un’arcata immette in un’ampia corte sulla quale prospettano un palazzetto settecentesco con iscrizioni latine sugli architravi delle finestre a primo piano e un altro pi√π antico con accesso da una balconata; quest’ultimo è dotato, a scopo difensivo, di saettiere ricavate nello spessore del parapetto terminale impostato su mensole a sbalzo dalla facciata sottostante.
Palazzo de’ Monti
Sito in Via Alighieri, il Palazzo de’ Monti, della seconda metàdel Cinquecento, costruito dall’omonima famiglia feudataria e rimaneggiato nel secolo scorso, è attualmente noto come Palazzo Gervasi. Sulla facciata spiccano le decorazioni di gusto rinascimentale di due balconcini a primo piano e quelle del portale d’ingresso a piano terra con l’arme dei de’ Monti in chiave.
Palazzo Coia
Sul lato opposto di Via Alighieri prospetta il Palazzo Coia, un robusto edificio di impianto cinquecentesco, rimaneggiato nei secoli successivi, la cui facciata sembra voler parlare con i diversi linguaggi delle iscrizioni incise sugli architravi delle aperture al piano superiore e che datano dalla metàdel Cinquecento sino alla metàdel Settecento; tra queste, la pi√π antica è quella della finestra pi√π vicina all’angolo nella quale compare il motto “CONTRA RAGGION INVIDIA NON HA LOCO” che vi fu inciso nel 1563.
La Porta Sud
La Porta Sud, localmente denominata “Caporta” (dal griko cau+porta, “porta sud”), è ubicata quasi a ridosso del castello ed è sormontata dallo stemma civico e dall’arme araldica di Giovan Battista de’ Monti, il feudatario che intorno ai primi del Cinquecento dotò il paese di un valido sistema difensivo.
Sulla cornice superiore il motto “INVIDIA INOPIA FA” inciso in capitale umanistica pochi anni dopo la costruzione della porta invitava, e invita ancora oggi, a non avere invidia di tutto ciò che la cinta muraria racchiudeva al suo interno. Un breve tratto delle antiche mura si innesta sul fianco destro della porta.
La Chiesa Madre
E’ situata nel tratto terminale nord di Via Chiesa, dove un tempo si apriva una delle antiche porte di accesso al paese, la Porta Nord o “Anuporta” (dal griko anu+porta, “porta nord”), a breve distanza dal campanile allineato alla facciata della Chiesa Madre e risalente al 1467-68, come risulta dal millesimo scolpito in caratteri greci sul finestrino del secondo ordine.
Originariamente esso fungeva da torre di vedetta, inserita nelle mura urbane di epoca medievale; tipicamente medievali sono, infatti, i leoni posti ai quattro angoli sulla cornice del secondo ordine, gli archetti trilobati dei marcapiani, le decorazioni a fogliami e tutti gli altri motivi ornamentali.
In corrispondenza dell’ultimo ordine, l’assenza delle colonnine centrali delle bifore, che mostrano di essere state rimosse in un secondo tempo per far posto alle campane, testimonia la trasformazione da torre di vedetta in torre campanaria.
Salendo per la scalinata si accede nella Chiesa Madre, realizzata nel 1622 sul posto di una chiesa pi√π antica della quale restano alcune strutture tra cui il portale datato 1573, sormontato dalle statue del Redentore, della Madonna e di S. Nicola di Mira, patrono del paese.
L’edificio è impostato su una pianta a croce latina con abside rivolta ad est ed è caratterizzato da un notevole sviluppo in altezza accentuato dalla corpositàdelle colonne che reggono la copertura della navata centrale e dai cordoni a fogliami che rimarcano la geometria delle volte di stile leccese.
Sul mosaico pavimentale, realizzato nel 1877, sono raffigurate diverse scene bibliche che si snodano lungo il motivo dell’Albero della vita analogamente a quanto avviene nel pavimento della cattedrale di Otranto.
Sulla cantoria al di sopra della porta maggiore è collocato un antico organo a canne realizzato da maestranze locali intorno ai primi del Settecento.
La Chiesa dell’Addolorata
All’incrocio tra Via Palestro e Via Ferrovia sorge la Chiesa dell’Addolorata, costruita in stile neogotico tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del secolo scorso e nella quale ha sede la Confraternita dell’Addolorata che prima si trovava nella Chiesa dell’Assunta demolita nel 1926 per allargare Piazza San Nicola.
L’interno è caratterizzato dalla superficie a vista delle pareti in pietra leccese; nella navata laterale destra si conserva una grande tela raffigurante la Madonna Immacolata, realizzata dal pittore Oronzo Letizia di Alessano intorno alla fine del Seicento, mentre una grande tela del coriglianese Raffaele del Savio, sistemata sulla parete interna della facciata, raffigura “La vita dell’uomo” (1979).
La Chiesa della Madonna delle Grazie
Databile intorno alla prima metàdel Seicento, è ad unica nave coperta da volta a botte lunettata, con cordone a fogliame in chiave.
All’interno, degno di attenzione, è l’Altare di Santa Marina raffigurata nella tela della titolare al centro; l’altare fu realizzato nel 1797 dal sacerdote Oronzo Rizzo di Corigliano.
La Cappella della Madonna degli Angeli
Lungo la strada che conduce al cimitero sorge la Cappella della Madonna degli Angeli, databile tra il XVI e il XVII secolo; è costituita da un unico vano coperto da una volta a botte lunettata evidenziata in chiave da un festone a fogliami.
Nel pomeriggio di pasquetta (lunedì “dell’Angelo”), nel piazzale antistante si tiene una piccola festa che culmina con la gara dell’Albero della Cuccagna.
La Quercia Vallonea
Lungo Via Moncenisio si può ammirare un secolare e maestoso esemplare di Quercia Vallonea (quercus ithaburensis subs. macrolepis Kotschy), appartenente alla famiglia delle fagacee e senza dubbio la specie arborea più suggestiva della flora salentina.
Caratteristica di questa specie arborea sono le grosse ghiande dalle quali anticamente si ricavava il tannino impiegato, tra l’altro, nella concia delle pelli.
[Fonte: wikipedia]
